lunedì 12 settembre 2011

Leonida e i suoi 300: l’esercito spartano e la battaglia delle Termopili

Questa è Spartaaa!!!
Molti di voi avranno già sentito questa ormai celebre frase, pronunciata dall’attore scozzese Gerard Butler nei panni del re spartano Leonida nel film 300, diretto da Zack Snyder. Al di là dei commenti sul film, sembra evidente che è ancora viva la leggenda della battaglia combattuta per tre giorni nello stretto passo delle Termopili, a circa 150 km a nord di Atene, ultimo corridoio difendibile in Grecia prima dell’istmo di Corinto; l’eroico combattimento, in cui valorosamente persero la vita il re Leonida e 300 uomini scelti nel tentativo di ritardare l’avanzata persiana guidata dal re Serse. E’ da questo epico scontro all’ultimo sangue che nacque nei greci della generazione successiva la convinzione che gli spartani obbedissero ciecamente alle loro leggi ferree e non indietreggiassero mai.

Profilo storico
Sparta era situata nella valle del fiume Eurota, tra i rilievi del Taigeto a ovest e il Parnone a est. Era solo una delle città dell’omonimo stato greco antico e veniva anche chiamata Lacedemonia.
L’ordinamento sociale degli spartani fu stabilito tra il XI e l’VIII secolo a.C. ed è attribuito a Licurgo, legislatore leggendario della cui esistenza molti storici dubitano. La popolazione era divisa in tre classi: gli Spartiati, discendenti dei Dori, fondatori della città, che erano gli unici in possesso di diritti civili e politici; i Perieci, abitanti delle zone rurali, di condizione libera e che godevano dei diritti civili, ma non di quelli politici; e, infine, gli Iloti, schiavi di proprietà dello Stato, provenienti dalle terre conquistate e sfruttati per lavorare la terra e garantire il benessere della polis.
Sparta era governata da due re (diarchia), ognuno dei quali appartenenva a due diverse famiglie reali: Agiadi ed Euripontidi. I re comandavano l’esercito in tempo di guerra e alla fine del VI secolo a.C. solo uno dei due guidava l’esercito, mentre l’altro rimaneva in patria. I due re assieme ad altri 28 spartiati ultrasessantenni formavano il consiglio degli anziani, la gerusia, che aveva sia funzioni legislative sia giudiziarie. Un’altra componente dell’ordinamento politico di Sparta era l'eforato, composto da cinque membri (chiamati appunto efori) in rappresentanza delle cinque obe (le primitive tribù locali), nominati annualmente dalla gerusia e sottoposti all'approvazione per acclamazione dell'apella (l'assemblea degli spartiati oltre i trent'anni), che ebbero inizialmente il compito di vigilare sulla vita pubblica e, in assenza dei re, di amministrare la giustizia.
La storia di Leonida è molto curiosa. Egli apparteneva a una delle due dinastie regnanti (Agiadi), ma non era in realtà destinato a salire sul trono. Quando nacque, occupava il terzo posto nella linea della discendenza. Suo padre, Anassandrida, regnò a Sparta tra il 560 e il 520 a.C. ed ebbe due spose contemporaneamente, cicostanza insolita nella Grecia arcaica. Dalla prima moglie ebbe tre figli, Dorieo, Leonida e Cleombroto, mentre dalla seconda, ebbe il primogenito Cleomene (la seconda moglie partorì prima, sposata proprio perché si credeva che la prima fosse sterile). Dopo la morte di Anassandrida, salì al trono Cleomene, il primogenito avuto con la seconda moglie, il cui carattere capriccioso e lunatico determinò l’abbandono della città di Dorieo. Quando l’instabile Cleomene si suicidò nel 488 a.C., Dorieo era già morto da tempo, cosicchè Leonida fu proclamato re, in quanto parente maschio più prossimo al defunto re (nel frattempo aveva anche sposato la figlia dello stesso Cleomene, Gorgo, circostanza che avvalorava la sua condizione di erede).

Gli invicibili guerrieri spartani
Lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto di Alicarnasso nelle sue Storie, interamente dedicate alle guerre tra i Persiani e le poleis greche, illustra magnificamente la principale caratteristica dell’esercito spartano, ossia la determinazione nel combattere. Quanto è attendibile l’immagine dell’esercito spartano consegnata ai posteri? Fu davvero un esercito così speciale? La risposta è si! Purtroppo non esistono fonti dirette relative alla politica e alla vita quotidiana della città di Sparta. Tuttavia, le opere di Erodoto (Storie), Tucidide (Guerra del Peloponneso), Senofonte (Costituzione di Sparta), Aristotele (Politica) e Plutarco ci permettono di ricostruire alcuni degli aspetti fondamentali della vita di un guerriero spartano.
Detto ciò, veniamo dunque all’esercito, ma soprattutto all’addestramento che ogni cittadino spartano di sesso maschile, appartenente alla classe degli spartiati, doveva affrontare prima di diventare un valoroso guerriero al servizio di Sparta. L’agoghé, così era chiamato l’addestramento, iniziava a otto anni e lo scopo era educarli fin da fanciulli a una disciplina durissima, all’obbedienza e alla combattività. Terminato il periodo di apprendistato, a diciotto anni gli spartiati erano ammessi nell’esercito, poi potevano sposare una donna con cui procreare il maggior numero di figli. Secondo numerose fonti, ogni neonato doveva essere presentato dal padre al consiglio degli anziani, affinchè lo esaminasse; e se il piccolo era malaticcio o affetto da qualche malformazione, veniva gettato in un burrone della vicina catena montuosa del Taigeto (come vedete su questo particolare il film di Zack Snyder non ha esagerato).
L’unità fondamentale dell’esercito lacedemone, cioè la formazione serrata di combattimento denominata falange, era formata da opliti. L’oplita (in basso a destra) era il soldato della fanteria pesante della Grecia antica. Gli spartani erano considerati i migliori guerrieri di tutta la Grecia, grazie al pesante addestramento ma anche al loro profondo spirito di uguaglianza condiviso da tutti i membri della falange. L’equipaggiamento di un oplita era molto costoso, proprio per questo motivo solo gli uomini provenienti da famiglie facoltose ne potevano prendere parte. Esso era costituito da:
uno scudo (apis), di forma circolare, pesante circa 6 kg, con scheletro interno ligneo e rivestimento in bronzo;
un elmo in bronzo;
una corazza fabbricata con diversi materiali, normalmente con lamine di ferro o bronzo spesso coperte con cuoio o lino;
due gambali a protezione degli stinchi, che seguivano la muscolatura del polpaccio, realizzati in bronzo;
una lancia (doru), principale arma offensiva lunga circa 2,5 m, la cui asta era solitamente in legno di frassino, molto diffuso in Grecia;
e una spada (xiphos), con un’elsa cruciforme e una lama diritta, a doppio taglio, a forma di foglia, che si allargava verso la punta.
Leonida nella battaglia delle Termopili guidò 300 opliti scelti, membri della sua guardia personale.

La leggenda ha inizio...
Nella primavera del 480 a.C., il re persiano Serse, della dinastia achemenide, avanzò verso la Grecia con il maggiore esercito mai radunato fino ad allora e con una potentissima flotta. Erodoto sostiene che gli uomini raccolti in tutto l’impero ammontassero a 2.283.220, di cui 1.700.000 fanti, 300.000 traci e greci, insieme con la cavalleria, oltre ai cammelli e ai carri da guerra, in numero di 80.000. La moderna storiografia, però, ha negato la validità di questi numeri e ha indicato in 300.000 una ragionevole valutazione delle forze di terra di Serse. Leonida, invece, aveva a disposizione, oltre ai suoi 300 opliti, solo 7000 uomini recluati in diverse zone della Grecia.
Perché assieme al re Leonida partirono solamente 300 soldati?
Uno dei tratti distintivi della società spartana era la religione. Ogni anno a Sparta si celebravano le Carnee, tra le più importanti feste della città dedicate ad Apollo Carneo. Disgraziatamente, Serse minacciò le sue devastazioni proprio nel pieno svolgimento delle Carnee, ed era considerato sacrilego interromperle, neppure all’alba di una possibile catastrofe. Opponendosi al consiglio degli anziani e all’eforato, il re Leonida e la sua guardia personale, composta da 300 opliti, partirono ugualmente verso le Termopili, verso l’eternità.
Quando Leonida prese posizione alle Termopili, tra le montagne alla sua sinistra e il mare sulla destra vi era solo uno stretto passaggio. Il luogo scelto per lo scontro aveva anche un altro vantaggio. I focesi (abitanti di Focea, antica città greca), tempo addietro, vi avevano costruito un muro di difesa per proteggersi dai loro nemici provenienti dal nord, i tessali. Il vecchio muro era in pessime condizioni e così i greci, che avevano accompagnato Leonida, si accinsero a ripararlo. Tuttavia, la posizione di forza costituita dalle Termopili era indebolita dall’esistenza di un certo numero di sentieri laterali. A guardia del più pericoloso di tutti, il sentiero dell’Anopea, Leonida piazzò 1000 opliti focesi.
Dopo vari giorni di attesa, a causa di una violenta tempesta, il re Serse inviò un ultimo messaggio a Leonida: “Consegna le armi”. Ricevette in cambio una concisa ed efficace risposta: “Vieni a prendertele”. Si scatenò una delle più epiche battaglie della storia.
Dopo il primo scontro, risultò chiara l’impressionante superiorità tattica delle compatte falangi greche. Il primo contigente dell’esercito di Serse ad attaccare i greci furono i Medi, i quali caddero sotto i ripetuti e precisi colpi degli opliti. La stessa sorte subirono, il giorno successivo, gli Immortali, la guardia personale del re persiano. Citando Erodoto, Serse aveva molti combattenti ma pochi soldati. Terminata la seconda giornata di combattimenti, nel momento in cui il re persiano non sapeva più cosa fare dinanzi a quell’inattesa resistenza, un pastore del luogo chiamato Efialte diede ai persiani l’indicazione per circondare l’esercito greco. Scoperto il tradimento, Leonida autorizzò quasi tutti i soldati greci a ritornare alle loro città, a dimostrazione ancora una volta del suo forte e impavido carattere. Passando per il sentiero di Anopea, l’esercito persiano strinse in una morsa i 300 valorosi spartani, che caddero da eroi, inermi e sorridenti, assieme al loro re.

Addendum
Complessivamente, morirono 2400 greci contro gli oltre 20.000 soldati asiatici.
Dopo l’impresa compiuta da Leonida, l’intera Grecia capì di non essere inferiore alla Persia e nelle acque di Salamina e, successivamente, nella pianura di Platea (479 a.C.) annientò definitivamente la spedizione persiana.

PER SAPERNE DI PIU’

Erodoto, Storie.
Senofonte, Sparta. Storie e protagonisti.
Ernst Baltrusch, Sparta, Bologna 2002.
Nic Fields, Termopili, la resistenza dei 300, Milano 2010.
Andrea Frediani, Trecento guerrieri. La battaglia delle Termopili, Roma 2009.
Nicholas Sekunda, Opliti, guerrieri da leggenda, Milano 2010.

a cura di
Luigi Caiafa

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